RENZI SCRIVE AGLI ITALIANI ALL'ESTERO MA DIMENTICA DI DIRGLI CHE NON ELEGGERANNO PIU' IL SEN


«VOTARE NO PER RISTABILIRE LA DISTINZIONE

TRA RUOLO ISTITUZIONALE E INTERESSE DI PARTE»

Dichiarazione di Alfiero Grandi e Domenico Gallo (Comitato per il No)

La lettera inviata da Renzi agli italiani all'estero è un'evidente forzatura. La confusione tra ruoli politici (segretario del Pd e nume tutelare del Comitato per il Sì) e istituzionali (Presidente del Consiglio) conferma che c'è qualcosa di sbagliato al fondo delle modalità con cui sono state approvate le modifiche inaccettabili della Carta Costituzionale. Vale la pena ricordare che nel nuovo senato ci saranno 5 senatori nominati dal presidente della Repubblica e nessuno dai residenti all'estero, particolare che Renzi dimentica di ricordare nella sua lettera.

Prima il tentativo di separare le modifiche costituzionali dalla legge elettorale, fingendo che non siano due aspetti di un'unica scelta politica; poi una campagna elettorale condotta per ottenere un plebiscito sul governo, anziché consentire agli elettori di giudicare il merito delle modifiche; infine il tentativo di delegittimare il dissenso facendolo passare per vecchio e conservatore, quando è evidente che nulla è più vecchio del tentativo di manomettere la Costituzione della nostra Repubblica, come ha sempre tentato di fare in passato chi ha cercato di imporre le scelte di una minoranza sulla maggioranza dei cittadini.

Ora arriviamo all'uso privato e di parte degli incarichi pubblici, del quale c'è un lungo elenco, il cui cuore è che il Presidente del Consiglio e i Ministri non hanno alcun riguardo per il loro ruolo istituzionale, per un suo uso nell'interesse pubblico, di tutti i cittadini. Anzi lo usano a piene mani a fini di parte e di convenienze politiche, dimostrando ignoranza e disprezzo per ogni distinzione tra ruolo istituzionale e ruolo di partito.

La vittoria del No è necessaria anche per ristabilire in modo netto questa distinzione tra ruolo pubblico e istituzionale e interessi di parte.

«REFERENDUM, CHI PAGA LA LETTERA DI RENZI AGLI ITALIANI ALL'ESTERO? E PERCHÉ GLI INDIRIZZI SONO STATI NEGATI AL FRONTE DEL NO? INEVITABILE IL RICORSO ALLA MAGISTRATURA».

Dichiarazione di Alfiero Grandi, vice presidente del Comitato per il No:

Man mano che emergono i particolari e i contorni, la lettera inviata da Renzi agli elettori italiani all’estero pone problemi seri e preoccupanti. Sorvoliamo sullo stile, già visto in Italia: le foto ufficiali di avvenimenti ai quali Renzi ha preso parte in quanto Presidente del Consiglio inseriti in una lettera/depliant firmata a nome del comitato per il sì. Sorvoliamo anche sul fatto, che emerge in modo evidente, che il Comitato per il Sì ha un unico vero capo ed è il Presidente del consiglio, che attraverso il Comitato ha però prenotato 500.000 euro di contributo pubblico, con un conflitto di interessi forse non rilevante sul piano giuridico ma certamente su quello dell'etica politica.

Molto più grave è quando emerge che il Comitato popolari per il No presieduto dall’on Gargani aveva chiesto gli elenchi degli elettori italiani all’estero ricevendo solo i nomi senza indirizzi e/o mail. Per questo il nostro Comitato per il No aveva deciso di non procedere con analoga richiesta. Ora sappiamo che il Presidente del Consiglio attraverso il Comitato per il sì ha ottenuto quello che al fronte del no è stato negato avendo così la possibilità di inviare la sua lettera-spot che non invita genericamente al voto ma fa esplicita propaganda per il sì.

Altro che doppio pesismo. Qui c’è un problema serio: il Ministro degli Interni dovrà spiegare perché ha usato due pesi e due misure. Inoltre andrà accertato se questo non configura più reati concorrenti ad una discriminazione, tanto più grave perché avvenuta in campagna elettorale.

Il Presidente del Consiglio è stato per lo meno incauto e frettoloso a usare questo canale. Infine, emergono altri profili di possibili reati. Stampare e inviare 4 milioni di lettere all’estero ha un costo rilevante e dalle dichiarazioni pubbliche risulta che il Comitato per il sì aveva a disposizione circa 3 milioni di euro (cifra per noi inarrivabile): ciò farebbe pensare o che ci sono state entrate impreviste o che sia intervenuto l’aiuto disinvolto di strutture pubbliche.

Del resto le strutture dei consolati all’estero sono già oggetto in alcuni casi di accuse di partigianeria.

Il ricorso alla magistratura in tutte le sedi possibili è a questo punto inevitabile per cercare di ottenere giustizia e il ripristino della parità di condizioni per il sì e per il no in campagna elettorale.

In ogni caso da questa vicenda emerge che quando i ruoli non sono ben distinti e chiari accade che non si capisca dove finisce il segretario del partito e dove inizia il presidente del Consiglio. In altre parole il ruolo istituzionale è usato senza alcuna remora per fini per lo meno di parte ancorché legittimi.

Ecco perché la nostra critica mette al centro non solo le modifiche della Costituzione ma anche la legge elettorale (Italicum) con cui è strettamente intrecciata: è il loro insieme che configura un cambiamento istituzionale preoccupante.

Il pensiero va alla denuncia che fece Enrico Berlinguer dell’emergere della questione morale proprio per l’occupazione delle istituzioni pubbliche da parte dei partiti.

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