La data del referendum non è l’albero di Bertoldo


La fissazione della data di svolgimento del referendum non è l’albero di Bertoldo Forse qualcuno ricorderà uno degli episodi contenuti nella famosa raccolta di racconti “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno”. Bertoldo è un astuto popolano, capace di mettere in difficoltà chiunque, con le sue arguzie, persino il re Alboino, che un giorno, esasperato dall’ennesima trovata di Bertoldo, decide di metterlo a morte, concedendogli di esprimere un ultimo desiderio. Bertoldo chiede di scegliere l’albero al quale essere impiccato. Dopo giorni e giorni, nessuno degli alberi del paese si rivela adatto al desiderio di Bertoldo e alla fine il sovrano si arrende e lo grazia. L’episodio mi è tornato in mente a proposito delle incertezze che circondano la determinazione della data di svolgimento del referendum costituzionale: il mese di ottobre, il mese di novembre, chissà quando… Ma la situazione è ben diversa. Il desiderio di Bertoldo d’essere appeso ad un albero di sua scelta recava in sé, implicitamente, la possibilità – poi concretatasi – che non esistesse alcun albero di suo gradimento. Il Capo dello Stato, che deve adottare il decreto di indizione del referendum, concordandolo con il Presidente del Consiglio (con il quale vi è – deve esserci – un fisiologico rapporto di collaborazione), non è in condizione di rinviare alle calende greche la fissazione della data di svolgimento della consultazione referendaria. La legge prevede dei tempi certi entro i quali: la Cassazione si è già pronunciata sulla legittimità delle richieste (l’ 8 di agosto), il Presidente della Repubblica deve emanare il decreto di indizione del referendum (entro sessanta giorni dalla comunicazione della decisione della cassazione, e si arriva al 7 ottobre), deve, infine, essere fissata la data del voto (tra il cinquantesimo ed il settantesimo giorno dalla data del decreto di indizione del decreto stesso, il che, potrebbe significare, se non ci si sbaglia, una domenica compresa fra la 26 novembre ed il 16 dicembre). Sia ben chiaro, questi sono i limiti massimi e non sarebbe assolutamente ragionevole sfruttarli per intero, ma, anche ammesso che si utilizzino appieno, non potrà dirsi, come per l’albero di Bertoldo, che non c’è nemmeno una domenica adatta. Piaccia o non piaccia, fosse anche l’ultima disponibile (pur se sarebbe assai inopportuno andare a votare a ridosso delle feste natalizie), vi dovrà essere. Non si potrà soprassedere con la clemenza di re Alboino alla mancanza di una domenica gradita al governo. Anche perché, in questo Paese, il sovrano è e rimane il popolo e il Capo dello Stato potrà anche assecondare la volontà capricciosa del novello Bertoldo entro i limiti previsti dalla legge, ma non dovrà farlo (e non lo farà, ne siamo certi) contro la possibilità che sulla riforma si pronunci il popolo sovrano.

Massimo Siclari Ordinario di diritto costituzionale Università degli Studi Roma Tre

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